Le supercar rappresentano il punto di incontro tra prestazioni estreme, sicurezza e design. In questo contesto, il vetro non è un semplice componente accessorio, ma un elemento strutturale che contribuisce direttamente alla dinamica del veicolo, alla sicurezza degli occupanti e all’esperienza di guida complessiva. Progettare vetri per supercar significa conciliare esigenze spesso in tensione tra loro: leggerezza, resistenza meccanica, visibilità ottica e conformità alle normative internazionali.

Perché i vetri per supercar sono diversi

I vetri destinati alle supercar si differenziano in modo sostanziale da quelli utilizzati sui veicoli di serie. Le velocità elevate, le sollecitazioni aerodinamiche e i carichi termici a cui sono sottoposti richiedono soluzioni progettate su misura, spesso sviluppate in collaborazione diretta con i costruttori.

Un vetro standard non è in grado di garantire le stesse prestazioni in termini di rigidità strutturale e comportamento in caso di impatto ad alta velocità. Per questo motivo, i produttori di supercar si affidano a partner specializzati capaci di sviluppare componenti che rispondano a specifiche tecniche stringenti, mantenendo al contempo un peso contenuto e un’ottima qualità ottica, requisito fondamentale per la visibilità del pilota in condizioni di guida estreme.

Materiali utilizzati

La composizione dei vetri per supercar si basa su una combinazione di materiali selezionati per ottimizzare il rapporto tra resistenza e peso. Tra le soluzioni più diffuse figurano:

  • Vetro temprato: sottoposto a un trattamento termico che ne aumenta la resistenza meccanica e ne modifica il comportamento in caso di rottura, riducendo il rischio di frammenti taglienti.
  • Vetro stratificato: composto da più strati di vetro uniti tramite un interlayer polimerico, generalmente PVB, che garantisce maggiore sicurezza in caso di impatto e migliora le prestazioni acustiche.
  • Policarbonato e materiali ibridi vetro-policarbonato: impiegati per ridurre ulteriormente il peso complessivo, particolarmente utili nelle applicazioni dove ogni grammo incide sulle prestazioni dinamiche del veicolo.

La scelta tra queste soluzioni dipende dai requisiti specifici del progetto, dal posizionamento del componente sul veicolo e dagli obiettivi di prestazione definiti dal costruttore.

Requisiti di peso e resistenza

Nel settore delle supercar, il peso rappresenta un parametro critico. Ogni componente viene valutato non solo per la sua funzione, ma anche per il contributo che apporta al peso complessivo del veicolo, con effetti diretti su accelerazione, tenuta di strada e consumi.

I vetri devono quindi essere progettati per offrire il massimo livello di resistenza strutturale con lo spessore e il peso minimi possibili. Questo obiettivo si raggiunge attraverso una combinazione di scelta dei materiali, ottimizzazione degli spessori e processi produttivi avanzati, in grado di garantire prestazioni costanti anche in condizioni di stress meccanico e termico elevato.

La resistenza non riguarda soltanto la capacità di sopportare urti, ma anche la stabilità dimensionale e ottica nel tempo, elemento imprescindibile per componenti esposti a vibrazioni, escursioni termiche e sollecitazioni aerodinamiche continue.

Esempi di applicazione

Tra le principali applicazioni dei vetri tecnici nel segmento delle supercar si possono citare:

  • Parabrezza: progettati per garantire la massima visibilità e resistenza agli impatti, mantenendo al contempo un peso ridotto.
  • Lunotti e vetri laterali: spesso realizzati con soluzioni alleggerite, capaci di contribuire alla riduzione del peso complessivo senza compromettere la sicurezza.
  • Tettucci in vetro: utilizzati sempre più frequentemente per esigenze estetiche e di comfort, richiedono particolare attenzione ai requisiti strutturali e termici.
  • Componenti trasparenti per l’aerodinamica: alcune supercar integrano soluzioni vetrate anche in elementi funzionali all’aerodinamica del veicolo, dove la precisione dimensionale è un fattore determinante.

Ogni applicazione richiede un approccio progettuale specifico, sviluppato in stretta collaborazione con i costruttori per rispondere alle esigenze tecniche ed estetiche di ciascun modello.

I vetri per supercar rappresentano quindi un ambito di elevata specializzazione tecnica, in cui la ricerca costante di soluzioni innovative consente di rispondere alle richieste sempre più stringenti in termini di prestazioni, sicurezza e design.

Este, 28 Agosto 2026 – Isoclima, leader globale nella progettazione e produzione di soluzioni trasparenti ad alte prestazioni, annuncia il perfezionamento dell’operazione che vede Fondo Italiano d’Investimento e The Equity Club diventare i nuovi azionisti del Gruppo.

L’operazione segna l’inizio di una nuova fase nel percorso di sviluppo di Isoclima, sostenuta da una visione di lungo periodo condivisa e focalizzata sulla crescita, sull’innovazione tecnologica e sull’ulteriore rafforzamento della presenza internazionale del Gruppo.

Con una presenza industriale in Europa e Nord America e un posizionamento consolidato in applicazioni altamente specializzate, Isoclima continuerà a valorizzare il proprio know-how distintivo e le proprie competenze tecnologiche, rafforzando la propria presenza globale e cogliendo nuove opportunità nei settori in cui opera.

“Questo rappresenta un importante traguardo per Isoclima e l’inizio di una nuova fase per il nostro Gruppo”, ha dichiarato Liviana Forza, CEO di Isoclima. “Con i nostri nuovi azionisti condividiamo una visione di lungo periodo e l’ambizione di continuare a costruire sui punti di forza che hanno reso Isoclima un’eccellenza riconosciuta a livello globale nei settori in cui operiamo. Siamo orgogliosi di quanto realizzato dal nostro team globale e continueremo a investire nelle nostre persone, nell’innovazione e nella crescita internazionale per accompagnare Isoclima verso il futuro”.

Chi è Isoclima Group

Il Gruppo Isoclima è leader globale nella progettazione e produzione di soluzioni trasparenti ad alte prestazioni per applicazioni in settori quali Veicoli Civili Blindati e per la Difesa, Elicotteri e Aerospaziale, Yachting, Auto ad elevate prestazioni, Ferroviario ed Architettura di Sicurezza.

Rinomata per il suo costante impegno verso l’innovazione e la qualità, Isoclima sviluppa soluzioni personalizzate che combinano i più elevati standard di sicurezza, design ed affidabilità, rispondendo alle esigenze di clienti prestigiosi in tutto il mondo.

La produzione di vetro curvo richiede competenze tecniche specifiche e un controllo rigoroso di ogni fase del processo. Dalle applicazioni automotive a quelle aerospaziali, passando per il settore navale e della sicurezza architettonica, la curvatura del vetro risponde ad esigenze progettuali sempre più complesse, dove precisione geometrica e resistenza meccanica devono coesistere senza compromessi.

In questo articolo analizziamo le principali tecnologie di curvatura, le tolleranze dimensionali applicabili e i criteri di controllo qualità che garantiscono la conformità del prodotto finito agli standard richiesti dai diversi settori industriali.

Curvatura termica (gravity bending, press bending)

La curvatura termica rappresenta il processo più diffuso per la produzione di vetro curvo su larga scala. Il principio alla base è semplice: il vetro viene riscaldato fino al raggiungimento del suo punto di malleabilità termica, generalmente tra i 600°C e i 650°C, per poi essere modellato secondo la geometria desiderata.

Nel gravity bending, la lastra riscaldata viene appoggiata su uno stampo sagomato e assume la forma richiesta per effetto del proprio peso, senza l’intervento di forze esterne di pressione. Questo metodo è particolarmente indicato per curvature semplici e superfici ampie, dove la qualità ottica deve rimanere elevata su tutta l’estensione della lastra.

Il press bending, invece, prevede l’utilizzo di due stampi complementari che comprimono il vetro riscaldato, imprimendo geometrie più complesse e raggi di curvatura più stretti rispetto alla gravity bending. Questa tecnica consente una maggiore ripetibilità dimensionale e si presta a produzioni con requisiti geometrici stringenti, come nel caso di componenti destinati a settori regolamentati.

Entrambi i processi sono seguiti da una fase di raffreddamento controllato, che può essere finalizzata alla ricottura (annealing) o alla tempra (tempering), a seconda delle caratteristiche meccaniche richieste dal prodotto finale.

Curvatura chimica

La curvatura chimica costituisce un’alternativa alla lavorazione termica, utilizzata principalmente quando la geometria richiesta o le caratteristiche del vetro non sono compatibili con i processi ad alta temperatura. Questo approccio si basa sull’impiego di soluzioni saline che, attraverso uno scambio ionico controllato, modificano le proprietà superficiali del vetro, consentendo deformazioni graduali senza l’esposizione a temperature elevate.

Il processo trova applicazione in contesti dove è necessario preservare al massimo le proprietà ottiche del materiale o lavorare su spessori e configurazioni non gestibili con metodi termici tradizionali. Si tratta generalmente di un processo più lento rispetto alla curvatura termica, ma in grado di offrire un livello di precisione superiore su geometrie complesse.

Tolleranze geometriche

La definizione delle tolleranze geometriche è un elemento centrale nella progettazione di componenti in vetro curvo, soprattutto per applicazioni dove il vetro si integra in strutture e sistemi meccanici con requisiti dimensionali stringenti.

Le tolleranze applicabili variano in funzione di diversi fattori: il processo di curvatura utilizzato, lo spessore della lastra, il raggio di curvatura richiesto e le dimensioni complessive del componente. In generale, il press bending consente tolleranze più ristrette rispetto alla gravity bending, grazie al controllo diretto esercitato dagli stampi durante la formatura.

Parametri come la planarità residua, la deviazione dal profilo teorico e l’uniformità del raggio di curvatura vengono definiti in fase di progettazione e verificati attraverso strumentazione dedicata, per garantire la piena compatibilità del componente con l’assieme finale.

Controllo qualità

Il controllo qualità nella produzione di vetro curvo si sviluppa lungo l’intero ciclo produttivo, dalla selezione della materia prima fino alla verifica del prodotto finito. Ogni lastra viene sottoposta a controlli dimensionali per accertare la corrispondenza tra la geometria ottenuta e le specifiche di progetto, con particolare attenzione a raggio di curvatura, planarità e distorsione ottica.

La qualità ottica è un parametro determinante, specialmente per applicazioni dove la visibilità e l’assenza di distorsioni sono requisiti funzionali imprescindibili, come nel caso di cabine di pilotaggio o vetrature di sicurezza. I controlli vengono condotti sia in ambiente di produzione sia attraverso test di laboratorio, in conformità con gli standard tecnici applicabili al settore di destinazione.

Anche l’integrità strutturale del vetro viene verificata, con controlli volti a individuare eventuali tensioni residue o difetti superficiali che potrebbero comprometterne le prestazioni nel tempo.

Limiti di curvatura per tipo di vetro

I limiti di curvatura applicabili dipendono in larga misura dalla tipologia di vetro impiegata e dalle sue caratteristiche intrinseche. Il vetro float standard consente raggi di curvatura relativamente ampi con i processi termici tradizionali, mentre il vetro temprato, per via delle tensioni interne generate dal trattamento, presenta vincoli più stringenti sulla geometria ottenibile dopo la curvatura.

I vetri stratificati, composti da più strati accoppiati tramite interlayer polimerici, richiedono un bilanciamento accurato tra le curvature dei singoli strati, per evitare tensioni differenziali che potrebbero comprometterne la stabilità nel tempo. Nei sistemi multistrato destinati ad applicazioni ad alte prestazioni, i limiti di curvatura vengono definiti anche in funzione dello spessore complessivo del pacchetto vetro, che incide direttamente sulla formabilità del componente.

La combinazione tra tecnologia di curvatura, tipologia di vetro e requisiti applicativi definisce quindi lo spazio progettuale entro cui è possibile sviluppare soluzioni in vetro curvo conformi alle esigenze dei settori più esigenti, dal trasporto alla difesa, fino alle applicazioni architetturali di sicurezza.

I vetri per aerei non sono semplici componenti trasparenti. Sono elementi strutturali. Devono resistere a sollecitazioni estreme e garantire la sicurezza dei passeggeri in ogni fase del volo. Per questo motivo, la loro produzione richiede materiali specifici e processi ingegneristici rigorosi. Inoltre, ogni fase è soggetta a normative internazionali molto severe.

In questo articolo analizziamo le caratteristiche tecniche dei vetri per aerei. Vediamo quali materiali si utilizzano e quali normative regolano il settore.

Perché i finestrini degli aerei sono speciali

I finestrini aeronautici lavorano in condizioni molto diverse rispetto ai vetri per edilizia o automotive. Durante il volo, infatti, un aereo raggiunge quote di crociera superiori ai 10.000 metri. A quell’altitudine, la temperatura esterna scende fino a -50°C. La pressione atmosferica, inoltre, è molto più bassa di quella della cabina pressurizzata.

Questa differenza di pressione genera un carico costante sul finestrino. Il componente deve mantenere la propria integrità per l’intera durata del volo. A questo si aggiungono vibrazioni, sbalzi termici rapidi e, a volte, impatti con detriti o volatili.

Per queste ragioni, ogni finestrino aeronautico è un sistema multistrato. Ogni strato ha una funzione precisa: resistenza strutturale, isolamento termico, protezione dai raggi UV e sicurezza in caso di rottura.

Materiali: vetro laminato, acrilico, policarbonato

La scelta dei materiali per i vetri per aerei dipende dalla posizione del componente e dalle prestazioni richieste. Ecco i tre materiali principali:

  • Vetro laminato. I produttori lo impiegano soprattutto nei parabrezza della cabina di pilotaggio. Qui la resistenza meccanica e la trasparenza ottica sono prioritarie. Il vetro laminato ha più strati alternati a interlayer polimerici. Questi strati assorbono energia in caso di impatto e mantengono la coesione del pannello anche dopo una rottura parziale.
  • Acrilico (PMMA). È tra i materiali più usati per i finestrini passeggeri. Offre un buon equilibrio tra leggerezza, trasparenza e costo. Le sue proprietà ottiche sono elevate, ma resiste meno agli urti rispetto ad altri polimeri.
  • Policarbonato. I progettisti lo scelgono quando la priorità è la resistenza all’impatto. Lo utilizzano, ad esempio, per la protezione balistica o per urti ad alta energia, come nel settore difesa. Ha una resistenza meccanica maggiore, ma richiede trattamenti superficiali specifici contro i graffi.

In molte applicazioni, i produttori combinano questi materiali in strutture stratificate. In questo modo ottengono il miglior equilibrio tra peso, resistenza, durata e qualità ottica.

Pressione differenziale e resistenza

La gestione della pressione differenziale è uno degli aspetti più critici nella progettazione dei finestrini. Questo termine indica la differenza tra la pressione interna della cabina e quella esterna in quota. Il carico agisce in modo continuo durante tutto il volo. Di conseguenza, non deve compromettere l’integrità strutturale del componente.

Per questo motivo, i finestrini passeggeri hanno generalmente tre strati:

  1. Un pannello strutturale esterno.
  2. Un pannello di sicurezza interno, che funge da ridondanza se il primo cede.
  3. Un pannello interno di rifinitura, non strutturale, con funzione estetica e protettiva.

Un piccolo foro di sfiato sul pannello centrale equalizza la pressione tra le due camere. Così facendo, riduce anche la formazione di condensa.

Ogni componente affronta test di resistenza rigorosi. I tecnici simulano cicli ripetuti di pressurizzazione e depressurizzazione. Effettuano inoltre prove di impatto e di resistenza alle temperature estreme. Solo così verificano la conformità ai margini di sicurezza richiesti dal settore.

Normative FAA/EASA

Enti come la FAA (Federal Aviation Administration) negli Stati Uniti e l’EASA (European Union Aviation Safety Agency) in Europa regolamentano la produzione e l’installazione dei vetri per aerei. Entrambi definiscono requisiti tecnici dettagliati. Questi requisiti riguardano resistenza meccanica, comportamento in caso di guasto, resistenza al fuoco e compatibilità con gli altri sistemi dell’aeromobile.

La Federal Aviation Regulation Part 25, ad esempio, si applica agli aeromobili di categoria trasporto. Questa normativa stabilisce i criteri minimi che i finestrini devono rispettare. Tra questi: resistenza ai carichi, ridondanza strutturale e comportamento dopo la rottura. La conformità a questi requisiti è condizione necessaria per ottenere la certificazione di aeronavigabilità.

Processo di certificazione

Il percorso di certificazione di un componente trasparente per uso aeronautico prevede diverse fasi.

Innanzitutto, i progettisti definiscono i requisiti in base alla normativa applicabile e al tipo di aeromobile. Segue una fase di test in laboratorio, che comprende prove di resistenza meccanica, resistenza all’impatto, comportamento a temperature estreme e resistenza all’invecchiamento.

Dopo questa fase, l’ente certificatore competente verifica la conformità del componente. Valuta la documentazione tecnica e i risultati dei test. Solo al termine di questo processo, l’ente approva il componente per l’installazione su aeromobili civili o militari, nel rispetto degli standard internazionali di sicurezza del settore aerospaziale.

Il settore nautico di lusso pone al vetro richieste che nessun altro comparto affronta nella stessa misura. Su un superyacht, il vetro non è un semplice elemento architettonico: è parte integrante della struttura, contribuisce alla sicurezza dell’imbarcazione e definisce l’esperienza a bordo. Progettare soluzioni vetrarie per questo settore significa conciliare estetica, prestazioni tecniche e conformità normativa, in un ambiente dove ogni componente deve resistere a condizioni operative estreme.

Perché un superyacht richiede soluzioni speciali

A bordo di un superyacht, il vetro è sottoposto a sollecitazioni che un edificio non incontra mai: onde, vibrazioni strutturali, escursioni termiche, esposizione salina e raggi UV continui. A questo si aggiungono i vincoli dimensionali e di peso tipici della cantieristica navale, dove ogni chilogrammo incide sulle prestazioni dell’imbarcazione.

Le soluzioni vetrarie destinate al settore devono inoltre rispettare gli standard delle società di classificazione navale, che regolano resistenza meccanica, comportamento al fuoco e tenuta stagna. Per questo motivo, la progettazione di vetri per yacht richiede un approccio ingegneristico dedicato, in cui materiali, stratificazioni e trattamenti vengono selezionati in funzione della specifica applicazione: parabrezza, finestrature laterali, oblò, tetti apribili o pareti vetrate degli spazi comuni.

Vetri di grandi dimensioni e forme complesse

Il design contemporaneo dei superyacht privilegia superfici vetrate ampie e continue, spesso curve, capaci di massimizzare la luce naturale e la percezione di apertura verso il mare. Realizzare pannelli di grandi dimensioni con geometrie complesse comporta sfide tecniche significative, dalla curvatura controllata del vetro alla gestione delle tolleranze dimensionali, fino all’integrazione con la struttura dello scafo.

Le lavorazioni richiedono processi di tempra e stratificazione calibrati per garantire uniformità ottica anche su superfici estese, evitando distorsioni visive che comprometterebbero l’esperienza a bordo. La progettazione tiene conto anche del comportamento dinamico dell’imbarcazione: il vetro deve assorbire flessioni e vibrazioni senza generare tensioni localizzate che ne riducano la durata nel tempo.

Smart glass e privacy su superyacht

La richiesta di privacy modulabile è un tema centrale nella progettazione degli spazi interni di un superyacht, in particolare per cabine armatoriali, saloni e zone spa. Le tecnologie di smart glass, tra cui i vetri elettrocromici e a cristalli liquidi, consentono di variare l’opacità della superficie vetrata tramite comando elettrico, eliminando la necessità di tende o schermature meccaniche.

Questa soluzione offre vantaggi funzionali ed estetici: la superficie mantiene continuità visiva con l’ambiente circostante anche quando è opaca, riduce l’ingombro degli elementi di oscuramento e semplifica la manutenzione. L’integrazione di sistemi smart glass su un’imbarcazione richiede tuttavia un’attenta valutazione dei consumi energetici, della resistenza all’ambiente marino e della compatibilità con gli altri sistemi elettrici di bordo.

Il processo di progettazione custom

Ogni progetto di vetratura per superyacht nasce da un lavoro di ingegnerizzazione condiviso tra cantiere, studio di design e produttore del vetro. Il processo parte dall’analisi dei requisiti dell’imbarcazione, che comprendono i carichi strutturali previsti, le normative di classificazione applicabili e le specifiche estetiche definite dal progetto di interior ed exterior design.

Sulla base di questi dati vengono sviluppati i disegni tecnici e i prototipi, sottoposti a test di resistenza meccanica, termica e, quando richiesto, balistica. Solo al termine di questa fase di validazione si procede con la produzione dei componenti definitivi, calibrati per le dimensioni e le curvature specifiche dell’imbarcazione.

Questo approccio, che integra competenze di ingegneria navale e produzione del vetro tecnico, consente di realizzare soluzioni su misura in grado di rispondere contemporaneamente a criteri di sicurezza, prestazione e design, elementi imprescindibili per il segmento dei superyacht di lusso.

Cos’è lo smart glass

Lo smart glass, o vetro intelligente, è una soluzione vetraria in grado di modificare le proprie proprietà ottiche, in particolare trasparenza, opacità e capacità di filtrare luce e calore, in risposta a uno stimolo esterno di natura elettrica, termica o luminosa. A differenza del vetro tradizionale, che mantiene caratteristiche fisse nel tempo, questa tecnologia consente di regolare in modo dinamico l’ingresso di luce naturale e l’apporto termico all’interno degli edifici, offrendo un controllo attivo sul comfort ambientale.

Nel settore delle costruzioni, lo smart glass rappresenta una delle risposte più concrete alla crescente domanda di soluzioni ad alta efficienza energetica e di comfort per gli occupanti. La sua adozione è in costante crescita in ambito residenziale, terziario e infrastrutturale, sostenuta anche da normative sempre più orientate alla riduzione dei consumi energetici degli edifici.

Come funziona (principio fisico)

Il funzionamento del vetro intelligente si basa su tecnologie elettrocromiche, termocromiche, fotocromiche o a cristalli liquidi, ciascuna con un principio fisico differente.

Nei sistemi elettrocromici, l’applicazione di una tensione elettrica innesca reazioni di ossidoriduzione in un sottile strato di materiale attivo, generalmente ossido di tungsteno, che modifica la propria struttura molecolare e, di conseguenza, la trasmittanza luminosa del vetro. Il processo è reversibile e permette una regolazione graduale della tonalità, dal trasparente allo scuro.

I sistemi termocromici reagiscono invece alle variazioni di temperatura: superata una soglia critica, il materiale attivo cambia struttura cristallina e riduce automaticamente la trasmissione della componente infrarossa della radiazione solare, senza necessità di alimentazione elettrica.

I vetri fotocromici rispondono all’intensità della luce incidente, scurendosi in presenza di forte irraggiamento, mentre i sistemi a cristalli liquidi (PDLC) sfruttano un campo elettrico per orientare le molecole disperse in un polimero, passando da uno stato opaco e diffusivo a uno stato trasparente in pochi istanti.

Tipologie di smart glass

Le principali tipologie disponibili sul mercato si differenziano per tecnologia, tempo di risposta e ambito applicativo:

  • Vetro elettrocromico: garantisce un controllo preciso e graduale dell’oscuramento, con tempi di transizione che vanno da alcuni minuti a seconda della superficie coinvolta. È la tecnologia più diffusa nelle applicazioni architettoniche di fascia alta.
  • Vetro termocromico: non richiede alimentazione elettrica né sistemi di controllo, risultando particolarmente adatto a contesti dove si privilegiano semplicità impiantistica e bassi costi di manutenzione.
  • Vetro fotocromico: risponde autonomamente alle condizioni di luce ambientale, con un’applicazione più consolidata nel settore automotive e oculistico che in quello edilizio.
  • Vetro a cristalli liquidi (PDLC): offre una transizione istantanea tra stato trasparente e stato opaco, risultando la soluzione preferita per esigenze di privacy dinamica, più che di controllo termico.
  • Vetro SPD (Suspended Particle Device): consente una regolazione fine e continua dell’oscuramento tramite variazione della tensione applicata, con tempi di risposta molto rapidi.

Ogni tecnologia presenta caratteristiche differenti in termini di prestazioni energetiche e integrazione impiantistica, motivo per cui la scelta va valutata in funzione delle specifiche esigenze progettuali.

Applicazioni: facciate, coperture, partizioni

Lo smart glass trova impiego in diversi ambiti dell’involucro edilizio e degli spazi interni.

Nelle facciate continue, il vetro intelligente consente di gestire dinamicamente l’apporto solare, riducendo il fenomeno dell’abbagliamento e contribuendo al contenimento dei carichi termici sull’impianto di climatizzazione, senza compromettere la trasparenza e la luminosità degli ambienti interni.

Nelle coperture vetrate, come lucernari e sistemi a shed, la tecnologia permette di modulare l’irraggiamento diretto negli ambienti sottostanti, migliorando il comfort visivo e riducendo il rischio di surriscaldamento nelle ore centrali della giornata.

Nelle partizioni interne di uffici, sale riunioni e strutture sanitarie, lo smart glass, in particolare nella variante PDLC, viene impiegato per garantire privacy on demand, sostituendo tende e schermature tradizionali con un sistema integrato nel vetro stesso, di facile manutenzione e dall’estetica pulita.

Vantaggi energetici e di comfort

L’adozione dello smart glass negli edifici genera benefici misurabili sia sul piano energetico sia su quello del comfort per gli occupanti.

Dal punto di vista energetico, la regolazione dinamica dell’apporto solare riduce il fabbisogno di raffrescamento estivo e limita le dispersioni nei mesi invernali, contribuendo al miglioramento della classe energetica dell’edificio e alla riduzione dei costi operativi nel lungo periodo.

Sul piano del comfort, il controllo dell’abbagliamento e la stabilizzazione della temperatura interna migliorano la qualità degli ambienti di lavoro e di vita, riducendo la necessità di schermature aggiuntive come tende o veneziane. La possibilità di gestire la trasparenza in tempo reale offre inoltre nuove opportunità progettuali agli architetti, che possono integrare la tecnologia in soluzioni estetiche flessibili e coerenti con le esigenze specifiche di ogni edificio.

L’integrazione di sistemi di building automation consente infine di automatizzare la regolazione dello smart glass in base a parametri ambientali quali irraggiamento, temperatura esterna e occupazione degli spazi, ottimizzando ulteriormente le prestazioni complessive dell’edificio.

Le superfici vetrate rappresentano un elemento tecnico ed estetico determinante nella progettazione navale. A bordo di uno yacht, il vetro non assolve soltanto una funzione di chiusura e protezione dagli agenti esterni, ma contribuisce in modo sostanziale al comfort degli ambienti, alla luminosità degli interni e all’identità stilistica dell’imbarcazione. La scelta dei materiali e delle lavorazioni deve quindi rispondere a requisiti stringenti di sicurezza, durabilità e conformità normativa, mantenendo al contempo standard estetici elevati.

Le diverse aree vetrate di uno yacht

Ogni yacht presenta molteplici tipologie di superfici vetrate, ciascuna con funzioni e vincoli progettuali specifici. Il parabrezza della plancia di comando richiede caratteristiche ottiche e strutturali particolarmente elevate, poiché deve garantire visibilità in ogni condizione meteomarina e resistere a sollecitazioni dinamiche continue. I finestrini di cabina e gli oblò, distribuiti lungo lo scafo, devono assicurare tenuta stagna e resistenza alla pressione dell’acqua, oltre a un adeguato isolamento termico e acustico per il comfort degli ambienti interni.

Le vetrate panoramiche dei saloni e delle aree lounge rispondono invece a esigenze prevalentemente legate alla luminosità e alla continuità visiva con l’esterno, elementi sempre più centrali nel design degli yacht contemporanei. A queste si aggiungono parapetti e balaustre vetrate, componenti strutturali che devono garantire sicurezza anche in condizioni di forte vento e moto ondoso, e le coperture dei tetti apribili, sottoposte a cicli continui di apertura e chiusura oltre che a un’esposizione diretta e prolungata agli agenti atmosferici.

Materiali per ambiente marino

L’ambiente marino impone requisiti particolarmente severi ai materiali vetrari impiegati. Il vetro temprato viene generalmente selezionato per la sua resistenza meccanica e per il comportamento in caso di rottura, che avviene in frammenti di piccole dimensioni e a bassa pericolosità. Il vetro stratificato, ottenuto tramite l’unione di più strati di vetro con interlayer polimerici, offre invece un livello di sicurezza superiore, mantenendo l’integrità della superficie anche in caso di impatto e riducendo il rischio di penetrazione di acqua e agenti esterni.

Nelle applicazioni che richiedono massima leggerezza, come nel settore aerospaziale e in alcune configurazioni di yacht ad alte prestazioni, trovano impiego soluzioni ibride che combinano vetro e materiali polimerici trasparenti, capaci di ridurre sensibilmente il peso complessivo delle strutture senza compromettere la resistenza. La selezione del materiale più adatto dipende dalla specifica area di installazione, dal profilo di utilizzo dell’imbarcazione e dai requisiti prestazionali definiti in fase di progettazione.

Resistenza a salsedine e UV

L’esposizione continuativa a salsedine, umidità e radiazione ultravioletta rappresenta uno dei principali fattori di degrado per le superfici vetrate installate in ambiente marino. I trattamenti superficiali e i rivestimenti applicati alle lastre svolgono un ruolo determinante nel preservare nel tempo sia le proprietà ottiche sia quelle strutturali del vetro, limitando fenomeni di opacizzazione, ingiallimento e perdita di trasparenza.

I coating anti-riflesso e anti-UV contribuiscono inoltre a mantenere costanti nel tempo le prestazioni visive delle vetrate, mentre i trattamenti idrorepellenti facilitano le operazioni di manutenzione ordinaria, riducendo l’accumulo di depositi salini sulla superficie. La combinazione di materiali di base selezionati e trattamenti dedicati consente di ottenere componenti vetrari in grado di mantenere elevate prestazioni anche dopo anni di navigazione in condizioni ambientali severe.

Normative nautiche

La produzione di vetri destinati all’impiego navale è regolata da un quadro normativo articolato, che comprende standard internazionali e requisiti specifici stabiliti dagli enti di classificazione. Le normative definiscono i requisiti minimi di resistenza meccanica, tenuta e sicurezza per i componenti vetrari installati a bordo.

La conformità normativa costituisce un requisito imprescindibile per l’omologazione dell’imbarcazione e per la sua immatricolazione, e richiede un processo di certificazione che coinvolge test di laboratorio, verifiche strutturali e documentazione tecnica dettagliata. La collaborazione con i cantieri navali fin dalle prime fasi progettuali consente di allineare le soluzioni vetrarie ai requisiti normativi applicabili, riducendo i tempi di validazione e garantendo la piena tracciabilità dei componenti.

Custom vs produzione in serie

Le esigenze progettuali degli yacht, in particolare nel segmento del lusso e delle imbarcazioni su misura, richiedono spesso soluzioni vetrarie sviluppate ad hoc, con geometrie curve, dimensioni non standard e specifiche tecniche personalizzate in base al singolo progetto. La produzione custom consente di rispondere con precisione a queste richieste, integrando fin dalla fase di ingegnerizzazione i vincoli strutturali e stilistici definiti dal cantiere e dal team di design.

La produzione in serie resta invece la soluzione più efficiente per componenti standardizzati, destinati a imbarcazioni prodotte in maggiori volumi, dove le economie di scala consentono di contenere i costi mantenendo comunque elevati standard qualitativi. La capacità di gestire entrambi gli approcci, custom e in serie, all’interno dello stesso processo produttivo rappresenta un valore aggiunto per i partner industriali del settore nautico, che possono così contare su un unico interlocutore in grado di seguire l’intero ciclo di vita del progetto, dalla progettazione alla fornitura finale.

Isoclima conclude con successo la partecipazione al Farnborough International Airshow 2026, rafforzando la propria posizione nell’industria aerospaziale globale

Farnborough (UK), 24 luglio 2026 – Isoclima Group ha concluso con successo la propria partecipazione al Farnborough International Airshow 2026, uno degli eventi più importanti al mondo per l’industria aerospaziale, dove l’azienda ha incontrato clienti, costruttori aeronautici, partner tecnologici e rappresentanti istituzionali provenienti da tutto l’ecosistema aerospaziale globale.

Ospitata all’interno del Padiglione Italia organizzato dall’Agenzia ICE (Italian Trade Agency), Isoclima ha colto l’occasione per rafforzare le relazioni esistenti, stabilire nuovi contatti e discutere le tendenze tecnologiche che stanno plasmando il futuro dell’aviazione civile, della difesa e della mobilità aerea avanzata.

Nel corso della manifestazione, i colloqui hanno costantemente evidenziato l’importanza crescente delle tecnologie trasparenti avanzate nel rendere le piattaforme aeree più sicure, più leggere e sempre più integrate. Sia nei programmi civili che in quelli della difesa, l’industria continua a porre maggiore enfasi su soluzioni in grado di coniugare eccellenza ottica, prestazioni strutturali, design leggero e affidabilità a lungo termine, supportando al contempo requisiti di certificazione e operativi sempre più stringenti.

Con oltre cinquant’anni di esperienza ingegneristica, Isoclima continua a supportare i principali costruttori aerospaziali nello sviluppo e nell’industrializzazione di sistemi trasparenti ad alte prestazioni per aeromobili ad ala fissa, elicotteri e piattaforme aerospaziali di nuova generazione. Le tecnologie del Gruppo integrano rivestimenti avanzati, sistemi di riscaldamento e sbrinamento, resistenza agli urti e geometrie complesse, rispondendo alle esigenze in continua evoluzione del mercato aerospaziale globale.

“Farnborough ha confermato ancora una volta il forte slancio e l’evoluzione tecnologica in atto nell’industria aerospaziale”, ha dichiarato Liviana Forza, Chief Executive Officer di Isoclima Group. ” La qualità dei colloqui avuti nel corso della settimana ha rafforzato il ruolo strategico crescente delle tecnologie trasparenti avanzate sia negli aeromobili attuali che in quelli di nuova generazione. Per Isoclima, l’evento ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare le relazioni con i nostri clienti e partner, confermando al contempo il valore della nostra competenza ingegneristica e delle nostre capacità industriali nel supportare programmi aerospaziali sempre più complessi. La nostra collaborazione con Vertical Aerospace, che ha scelto Isoclima per le trasparenze del suo aeromobile eVTOL VA1-100, è un esempio di come continuiamo a contribuire agli sviluppi più innovativi del settore.”

La manifestazione ha inoltre confermato la costante attenzione dell’industria verso la mobilità aerea avanzata, l’aviazione sostenibile, le piattaforme di difesa di nuova generazione e una maggiore resilienza industriale. Queste tendenze stanno alimentando una domanda crescente di sistemi trasparenti altamente ingegnerizzati, in grado di soddisfare requisiti sempre più rigorosi in termini di prestazioni, sicurezza, durabilità e producibilità.

Forte delle relazioni consolidate durante Farnborough, Isoclima continuerà a lavorare al fianco di clienti e partner in tutto il mondo per sviluppare soluzioni trasparenti avanzate a supporto della prossima generazione di tecnologie aerospaziali.

Nel settore della sicurezza e delle soluzioni trasparenti ad alte prestazioni, la normativa EN 1063 rappresenta il riferimento tecnico europeo per la classificazione dei vetri antiproiettile. Comprendere il significato delle sue classi è essenziale per selezionare la soluzione più adatta ad ogni contesto applicativo, dagli edifici istituzionali ai veicoli blindati, fino alle infrastrutture critiche.

Cos’è la norma EN 1063

La EN 1063 è la normativa europea che definisce i metodi di prova e i criteri di classificazione per il vetro di sicurezza resistente ai proiettili. Il suo obiettivo è stabilire un linguaggio tecnico comune, verificabile attraverso test balistici standardizzati. In questo modo è possibile confrontare in modo oggettivo le prestazioni di prodotti realizzati da produttori diversi.

I test previsti dalla norma vengono condotti sparando proiettili di calibro, velocità e tipologia definiti contro un campione di vetro, a una distanza stabilita. Il superamento della prova richiede che il proiettile non attraversi il pannello. Inoltre, eventuali frammenti sul lato opposto all’impatto non devono superare determinati limiti dimensionali.

Questo criterio è noto come valutazione della scheggiatura. È parte integrante della classificazione e distingue i vetri realmente idonei alla protezione delle persone da quelli che offrono solo una resistenza parziale.

La norma è oggi il benchmark adottato da progettisti, forze dell’ordine, enti governativi e produttori di veicoli speciali per specificare i requisiti di sicurezza nei capitolati tecnici.

Le classi BR (Bullet Resistant)

Le classi BR, da BR1 a BR7, coprono la resistenza a proiettili sparati da armi corte e lunghe, con calibri e velocità crescenti lungo la scala. Nella fascia più bassa (BR1-BR3) rientrano tipicamente le armi corte a bassa energia. Salendo di livello, le classi intermedie (BR4-BR5) introducono calibri di uso più diffuso in ambito civile e nella criminalità comune. Le classi superiori (BR6-BR7), infine, sono destinate a scenari ad alto rischio, con proiettili sparati da fucili e munizioni ad alta velocità.

Ogni classe BR specifica con precisione il tipo di arma, il calibro del proiettile, la sua massa e la velocità di impatto richieste per il superamento del test. Questo livello di dettaglio consente di selezionare la classe di protezione realmente proporzionata al livello di rischio dell’applicazione. Si evitano così sia soluzioni sottodimensionate sia sovradimensionamenti che comporterebbero costi e pesi non necessari.

Le classi SG

Accanto alle classi BR, la norma EN 1063 prevede due classi dedicate specificamente alla resistenza contro i fucili a canna liscia: SG1 e SG2. Queste classi rispondono a un rischio distinto rispetto a quello delle armi a canna rigata. Il fucile a canna liscia, infatti, proietta simultaneamente più elementi (i pallini), con una distribuzione dell’energia sulla superficie del vetro differente da quella di un singolo proiettile.

La classe SG1 corrisponde a un livello di minaccia inferiore rispetto alla SG2, che prevede colpi ravvicinati e ripetuti. La distinzione tra classi BR e SG permette quindi di calibrare la protezione anche in funzione della tipologia di arma più probabile in un determinato contesto, come sportelli di sicurezza, banche o punti vendita ad alto rischio.

Come leggere la classificazione

La corretta interpretazione della classificazione EN 1063 richiede attenzione a tre elementi principali. Il primo è la classe stessa (ad esempio BR4 o SG2), che identifica il livello di minaccia superato durante il test. Il secondo è l’eventuale suffisso “S” o “NS”, che indica rispettivamente la presenza o l’assenza di schegge oltre i limiti consentiti sul lato protetto. La sigla “NS” (No Splinter) rappresenta il livello prestazionale più elevato, poiché garantisce l’assenza di frammenti pericolosi anche in caso di impatto diretto.

Il terzo elemento da considerare è il rapporto tra classe di resistenza e spessore/peso del pannello, che varia in base alla tecnologia costruttiva e alla stratigrafia del vetro. A parità di classe dichiarata, infatti, prodotti con spessori e pesi inferiori offrono vantaggi significativi in termini di installazione, gestione strutturale e comfort d’uso, senza compromettere il livello di sicurezza certificato.

Tabella riepilogativa classi

ClasseTipo di minacciaArma di riferimentoSuffisso
BR1 – BR3Armi corte, bassa energiaPistole di piccolo calibroS / NS
BR4Armi corte, calibri diffusiPistole di calibro medio-altoS / NS
BR5 – BR7Armi lunghe, alta energiaFucili e munizioni ad alta velocitàS / NS
SG1Fucile a canna liscia, colpo singoloFucile a palliniS / NS
SG2Fucile a canna liscia, colpi ravvicinatiFucile a palliniS / NS

La scelta della classe corretta deve sempre partire da un’analisi del contesto di rischio specifico, condotta insieme a un partner tecnico in grado di garantire prodotti certificati e conformi ai requisiti della normativa EN 1063.

Nella progettazione di soluzioni di sicurezza, la scelta tra vetro antiproiettile e vetro antisfondamento non è mai scontata. Sebbene entrambe le tipologie rientrino nella più ampia categoria dei vetri di sicurezza, rispondono a esigenze di protezione profondamente diverse. Comprendere le differenze tecniche e normative che le distinguono è il primo passo per individuare la soluzione più adatta ad ogni contesto applicativo, dall’edilizia civile fino ai settori difesa, aerospace e security architecture.

Cosa si intende per vetro antisfondamento

Il vetro antisfondamento è progettato per resistere a tentativi di effrazione, impatti accidentali o atti vandalici. La sua funzione principale è rallentare o impedire l’accesso, offrendo un tempo di resistenza sufficiente a scoraggiare l’intrusione o a consentire l’intervento delle forze dell’ordine.

Dal punto di vista costruttivo, si tratta generalmente di vetro stratificato multistrato, composto da più lastre di vetro unite tramite interlayer polimerici ad alta resistenza. All’aumentare del numero di strati e dello spessore complessivo, cresce anche il livello di resistenza ad urti, colpi ripetuti o tentativi di perforazione con strumenti manuali.

Questa tipologia di vetro trova applicazione in edifici commerciali, banche, showroom, abitazioni private e in generale in tutti i contesti dove è necessario proteggere aperture vetrate da tentativi di intrusione senza ricorrere a soluzioni balistiche.

Cosa si intende per vetro antiproiettile

Il vetro antiproiettile, o vetro balistico, è concepito per resistere all’impatto di proiettili sparati da armi da fuoco, con l’obiettivo di arrestarne la penetrazione e proteggere ciò che si trova oltre la superficie vetrata. Si tratta di un prodotto tecnologicamente più complesso, composto da un numero elevato di strati di vetro e policarbonato, calibrati per assorbire e dissipare l’energia cinetica dell’impatto.

Lo spessore e la composizione del pacchetto variano in funzione del livello di protezione richiesto, che dipende a sua volta dal tipo di arma, dal calibro del proiettile e dalla distanza di sparo previste dallo scenario di minaccia. Isoclima sviluppa soluzioni antiproiettile per settori ad alta criticità, tra cui veicoli blindati, ed altre applicazioni per il mondo della difesa e delle infrastrutture sensibili, dove la protezione balistica rappresenta un requisito non negoziabile.

Normative di riferimento (EN 356 vs EN 1063)

La distinzione tra le due tipologie di vetro trova un riscontro preciso anche a livello normativo europeo.

La norma EN 356 disciplina la resistenza del vetro agli attacchi manuali e agli urti, classificando i prodotti in classi da P1A a P8B in base al numero di colpi sostenuti e al tipo di strumento utilizzato nei test, dal corpo cadente all’ascia. È lo standard di riferimento per il vetro antisfondamento.

La norma EN 1063 regolamenta invece la resistenza balistica del vetro, definendo classi di protezione da BR1 a BR7, oltre a classi specifiche per munizioni da fucile (SG1, SG2). Ogni classe corrisponde ad un preciso tipo di arma, calibro e velocità del proiettile testato, garantendo un sistema di classificazione oggettivo e comparabile a livello internazionale.

Conoscere queste classificazioni è essenziale per specificare correttamente il prodotto in fase di capitolato, evitando ambiguità tra livelli di protezione meccanica e livelli di protezione balistica, che non sono in alcun modo sovrapponibili.

Quando scegliere l’uno o l’altro

La scelta tra vetro antisfondamento e vetro antiproiettile dipende dall’analisi del rischio specifico a cui l’oggetto del progetto è esposto. Il vetro antisfondamento è la soluzione indicata quando l’obiettivo è prevenire furti, effrazioni o atti vandalici in contesti civili e commerciali.

Il vetro antiproiettile diventa invece necessario in presenza di un rischio concreto legato ad armi da fuoco: edifici istituzionali, banche ad alta sensibilità, veicoli blindati, infrastrutture critiche e applicazioni in ambito difesa. In questi contesti, la protezione balistica non è un’opzione accessoria ma un requisito strutturale del progetto.

In molti casi, la decisione finale coinvolge anche variabili come il peso complessivo della struttura e le normative locali di settore, motivo per cui il coinvolgimento di un partner tecnico in fase di progettazione consente di ottimizzare la soluzione in relazione al reale livello di minaccia.

Tabella comparativa

CaratteristicaVetro antisfondamentoVetro antiproiettile
ObiettivoResistenza ad effrazione, urti, vandalismoArresto della penetrazione di proiettili
Normativa di riferimentoEN 356EN 1063
ClassiDa P1A a P8BDa BR1 a BR7, SG1-SG2
Spessore tipicoContenutoElevato, in funzione del livello di minaccia
Applicazioni principaliEdilizia civile e commerciale, retail, bancheDifesa, veicoli blindati, infrastrutture critiche